I MODELLI IN CERA DI GIUSEPPE E FRANCESCO BIANCHI
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La raccolta di modelli in cera dei Bianchi è composta da 96 esemplari, di cui 15 realizzati da Giuseppe Bianchi (1808-1877) e 81 dal figlio Francesco (1842-1918).
Sono bozzetti realizzati dai due incisori per la progettazione e realizzazione di medaglie pontificie e di devozione e sono la testimonianza di un processo lungo e laborioso. La preparazione procedeva in una fase preliminare in cui "l'idea" veniva restituita in un disegno attentamente studiato. Successivamente il "concetto", vivo solo nel disegno, prendeva corpo in un modello in cera dalle dimensioni volutamente più grandi delle medaglie definitive, per studiare con certosina attenzione anche il più piccolo particolare. In questa fase l'artista lavorava la cera da lui stesso preparata (con cera d'api, cere vegetali, pigmenti e sostanze inerti opacizzanti) su un supporto d'ardesia, sul quale era stato precedentemente riportato il disegno. La cera, lavorata a caldo, veniva sapientemente colata a goccia a goccia e modellata individuando, gradualmente, tutti i volumi del soggetto. Il bozzetto, così ottenuto, serviva all'incisore come modello da seguire quando procedeva all'incisione diretta in incavo del conio sull'acciaio.
Nel settembre del 1912 l'Amministrazione del Tesoro, per conto del Museo della Zecca, acquistò 15 modelli eseguiti da Giuseppe Bianchi. I restanti 81 furono acquisiti nell'agosto del 1927, a seguito di una donazione fatta dagli eredi degli stessi Bianchi.
Giuseppe Bianchi, nato a Cantalupo Mandela nel 1808, si trasferì a Roma nel 1822 dove cominciò la sua attività artistica come acquafortista e xilografo. Incise con notevole maestria numerose tavole in rame, relative a "I cinque ordini di architettura civile" di Giacomo Barozzi da Vignola. Quaranta di queste tavole sono conservate alla Calcografia Nazionale di Roma.
Nel 1848 collaborò con la Zecca Pontificia alla realizzazione della medaglia per Pio IX con al rovescio la veduta del porto di Gaeta, ideata dal Cerbara.
Nel 1851 fu incaricato di scolpire un grande conio rovescio raffigurante la Confessione di San Giovanni in Laterano, utilizzata per la medaglia di massimo modulo di Pio IX. Questa opera gli fu commissionata dal Ministero delle Finanze con il consenso del card. Antonelli, per promuovere "l'arte di incidere in acciaio".
Dal 1852, regolarmente stipendiato dalla Zecca Pontificia, il Bianchi continuò la propria attività di medaglista. Dal 1856 fino al 1877, anno della morte, realizzò quasi tutte le medaglie ufficiali del papato, tra cui l'annuale del 1856, del 1860 e quelle dal 1863 al 1877.
Il figlio Francesco, nato a Roma il 1842, cominciò la sua attività d'incisore nel 1869 e più tardi si dedicò anche alla scultura. Fu professore all'Accademia di S. Luca e incisore della Zecca Pontificia sotto i pontificati di Pio IX, Leone XIII, Pio X e Benedetto XV, per i quali eseguì tutte le medaglie annuali dal 1876 fino alla morte avvenuta nel 1918.

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