Le origini del Museo sono legate all'attività della Zecca pontificia della città di Roma.
Nel 1796 la Camera Apostolica acquistò dagli eredi degli incisori Hamerani, discendenti della nota famiglia d'incisori di origine tedesca operante a Roma dal 1683, 748 conii di medaglie pontificie, dal pontificato di Martino V a quello di Pio VII. Con la l'acquisizione di questa collezione (già stimata per la stessa Camera nel 1763 dal Winkelman) inizio l'opera di recupero da parte della Camera Apostolica Vaticana del "materiale creatore" delle medaglie pontificie. Fino ad allora, infatti il materiale creatore per consuetudine era considerato di proprietà dell'incisore il quale poteva riutilizzare i conî a suo piacimento.

Nel 1822 Francesco Mazio, direttore della Zecca Pontificia di Roma, si fece promotore di un progetto per la costituzione di un Gabinetto Numismatico per la conservazione e il restauro dei conî esistenti e la riconiazione di medaglie pontificie.
Un anno dopo, nel 1823, la Zecca Pontificia acquisì altri 200 conii pontifici conservati presso la Biblioteca della famiglia Barberini. Negli anni successivi Giuseppe Mazio, figlio di Francesco cui succedette alla carica di direttore della Zecca Pontificia, proseguì l'opera di riacquisizione e restauro dei conii in modo da costituire negli anni una "storia metallica pontificia"
Nel 1870, con Roma capitale del nuovo Regno, la Zecca Vaticana fu assorbita dal Ministero delle Finanze e tutto il materiale in essa contenuto, compreso il Gabinetto Numismatico, fu acquisito dallo Stato italiano.
Il Gabinetto Numismatico, divenne parte integrante della nuova Zecca del Regno. La raccolta fu arricchita di nuove acquisizioni di monete e medaglie e di interessanti bozzetti per medaglie e monete. Infatti, nel 1911 furono acquistati 368 modelli in cera di Benedetto Pistrucci (1784-1855) e nel 1927 furono acquisiti 95 modelli in cera degli incisori pontifici Giuseppe (1808-1877) e Francesco (1842-1918) Bianchi. Inoltre, negli anni, il re Vittorio Emanuele III incrementò la raccolta con numerose donazioni della sua collezione personale.
Nel 1911 il Museo fu collocato nel nuovo edificio della Zecca sull'Esquilino in tre sale al primo piano. Una sala era dedicata alle monete e medaglie italiane ed estere, l'altra alle cere del Pistrucci e l'ultima alla collezione pontificia (tale collezione nel 1911 fu esposta anche nella Mostra d'arte retrospettiva di Castel S.Angelo in occasione dell'Esposizione Internazionale a Roma).
Nel 1962 parte della collezione fu esposta in alcuni locali di via XX Settembre all'interno Palazzo dei Ministeri Finanziari, con l'allestimento museografico a cura dell'arch. Franco Minissi.
In seguito alla legge n. 154 del 20 aprile 1978, che sancì il passaggio della Zecca di Stato all'Istituto Poligrafico, anche le collezioni numismatiche del Museo della Zecca entrarono a far parte del patrimonio di questo Istituto.
Il Museo attualmente è un luogo di studio e conservazione in costante aggiornamento; le collezioni vengono costantemente arricchite con le monete della Repubblica e con nuove acquisizioni. Fra queste si evidenziano 34 cere di Benedetto Pistrucci, che vanno ad re il "corpus" dell'artista conservato nel Museo e il fondo di modelli e fusioni di Publio Morbiducci (1889-1963).


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